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Le recensioni di Bruno Elpis

Giallo di zucca di Gaia Conventi: una fiaba noir per Natale (Malgradopoi)

La carica dei 101Luchi è fotografo alla scientifica (“Ho portato con me anche il grandangolo, mi capita raramente di usarlo visto che non mi occupo di panorami”) e si trova suo malgrado ad affrontare il misterioso caso di un doppio omicidio e di una doppia sparizione di donne: una anziana, l’altra giovane e (in stato) interessante (“A sentire Aidi pare che la nostra Emy facesse un po’ il verso a Sharon Stone nella famosa scena dell’interrogatorio senza mutande”).
Regista di questa ecatombe – degna di trasmissioni TV come “Porta a Porta” (quando Vespa illustra gli omicidi con plastici e flow chart) e “Chi l’ha visto?” (quando però i dispersi non vengono ritrovati) - sembra essere colui che a Ferrara oramai tutti chiamano familiarmente “l’assassino delle favole”.

 

Il primo delitto (“Il malcapitato con le gambe a penzoloni è un professore di liceo”) è stato truccato da suicidio (“Il cronista racconta che accanto al corpo non sono stati trovati sgabelli o sedie su cui il professore avrebbe potuto salire per compiere il tragico gesto…”), presenta qualche dettaglio inconsueto (“In tasca a Broccoletti, il prof a penzoloni, hanno trovato una cartuccia”) e proietta pericolosi coni d’ombra sui parenti di Luchino Girondi (“Ferrara è piccola, e se il professore che ha segato il Pierfi viene trovato impiccato nella libreria diretta concorrente dei Girondi…”).

Il “Giallo di zucca” di Gaia Conventi viene narrato con le inflessioni della favola sia per le ispirazioni, sia per i rimandi.
Riecheggia di atmosfere alla Disney per alcuni spunti (afferma Luchino: “Se conosco qualche bella ragazza di solito succede per strada, mentre porto a spasso Poirot” ove Poirot è il suo pastore belga), riferimenti (“Come Mary Poppins!”) e analogie (“…come Qui Quo Qua, esisto solo in veste di nipote”).
Ma strizza l’occhio anche a Perrault (il prof strangolato in vita si è interessato alla pruriginosa “Cappuccetto Rosso a fumetti”) e ai fratelli Grimm (“Commissario, lei ha presente Hansel e Gretel?”). 

La narrazione è spigliata (“Se di mezzo c’erano trenta denari, si poteva star certi che ne sarebbero sorti guai di portata biblica”), sintonizzata sugli aspetti grotteschi della vita e costellata di espressioni efficaci (“con l’orgoglio da zdora ferrarese, roba che, se potesse, la zia coverebbe pure le uova che adopera per l’impasto”), preferibilmente iperbolica (“Come nella danza degli All Blacks, tutti mostrano i muscoli e la faccia cattiva”).

La vita della “provincia” viene rappresentata con orgoglio campanilistico (“Durante le giornate del Palio – il più antico del mondo, checché ne dicano i senesi – ogni zona della città sfoggia drappi e bandiere coi colori dei propri beniamini”) e con disincanto (“Ferrara è un paesone e si veste da città solo quando arriva Abbado al Comunale”), ma anche con tanto amore.
L’ironia – a volte trasognata, a volte graffiante – è percepibile già scorrendo i titoli dei capitoli (“Giorno da cani per colpa di un cane”, “Pipistrelli e ricette ferraresi”, “Specchi specchi delle mie grane”): diventa irresistibile leggendo le pagine del romanzo. Ne sia sommaria prova (la seconda parte de) l’intervista che abbiamo realizzato e che qui pubblichiamo…

Bruno Elpis

http://www.malgradopoi.it/recensioni/giallo-di-zucca-di-gaia-conventi-una-fiaba-noir-per-natale