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Le recensioni di Bruno Elpis

Martha Peake di Patrick MacGrath (qlibri)

coverHarry si era schierato con i ribelli 

Con Martha Peake,Patrick MacGrath sperimentail tentativo di coniugarehorror eromanzo storico. Ne esce un feuilleton eterogeneo, a tratti barocco. 

La storia narra le vicissitudini di Harry (“Gli erano cresciuti i capelli e la barba, e pareva un selvaggio, una grossa creatura pelosa e ingobbita, dallo sguardo ardente ed esagitato”), poeta maledetto e sfortunato (“L’americano nello spirito”), che fugge dalla Cornovaglia a Londra, ove campa con l’amata figlioletta Martha esibendo in pubblico la propria deformità  (“Harry lasciò cadere il mantello, si aprì la camicia e scoprì le spalle, e tutti videro stagliarsi contro l’oscurità quella strana struttura ossea, le punte e le creste che gonfiavano e deformavano la colonna vertebrale”). Ma quando il passato riemerge e scatena i rimorsi, Harry si abbandona al gin e alla follia. Martha prima si rifugia a Drogo Hall, poi emigra in America presso una zia, nei dintorni di Boston, sognando un futuro di integrazione per il figlio che porta in grembo. Ma in America è tempo di rivoluzione e di Giubbe Rosse… 

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Il venditore di metafore di Salvatore Niffoi (i-libri)

coverIl venditore di metaforedi Salvatore Niffoi è un uomo che, dopo la carestia Manna causata da un’invasione di locuste, si allontana da Tilipirches e attraversa la Sardegna più ancestrale e selvaggia (“Lui era la centro del carro e indossava una clamide trattenuta sulla spalla destra da un fermaglio di corallo rosso a forma di locusta. Su quel medaglione era inciso il suo nuovo nome… quello che il pubblico acclamava: Matoforu, su contacontos”), campando con l’attività di cantastorie. 

E proprio seguendo l’itinerario di Matoforu, tra numerose tappe che recano nomi immaginari, il libro riproduce una serie di storie ricche di espressioni in idioma locale. 

Scorrono così la vicenda dei due amanti uniti anche nella morte, quella della figlia di una prostituta che teme i topi, la triste fine di un nano che lavora in un circo (“Sognava Latumbu, perché i sogni costavano poco e volavano basso, ad altezza di nano…. E per fare entrare questi sogni dentro le sue tasche, tutte le sere, per qualche ora, mandava giù un litro di marsala all’uovo e si appendeva a un ramo come un salame, legandosi due pietre ai piedi”) e altre ancora. 

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Il morbo di Haggard di Patrick MacGrath (qlibri)

coverDa quando c’è Spike 

Il morbo di Haggard è un’opera nella quale ricorrono temi e ambienti cari a Patrick MacGrath:l’ossessione amorosa che sfocia nella mania, l’ambiguità sentimentale, l’ambientazione clinica e la spiritualità migrante si mescolano nella figura del medico Haggard, che si strugge d’amore per Fanny e, quando l’amante muore, trasferisce le sue attenzioni sul figlio della defunta: James, pilota di Spitfire in tempo di guerra contra la Germania nazista. 

La treccia del romanzo viene imbastita con tre fili narrativi: l’ambientazione gotica in una villa (“Elgin sembrava ancora più grigia del solito… sottile e aguzza, tutta spigoli e sporgenze, tutta punte e angoli”) a strapiombo sul mare in tempesta (“Eravamo in cima alla scogliera, esposti agli elementi, e ricordo quanto la notte mi inebriassero gli ululati e i lamenti, gli improvvisi schianti, fragorosi e inspiegabili, e le possenti folate che facevano tremare le finestre e fischiavano giù per i camini…”); l’essenza di un dolore fisico (la zoppia di Haggard è personificata da una presenza costante “da quando c’è Spike” ) e psicologico, che neppure la morfina riesce a sedare; l’indulgenza al raccapriccio (“La tua presenza, ricordo, a volte mi sembrava un misterioso sussurro di negromanzia, come se in qualche modo infondesse spirito in un cadavere”) con venature accennate di necrofilia (“Sento l’umore dolce e fresco, la lingua ancora viva…”). Anche le circostanze e i particolari sono elegantemente macabri: Haggard conosce colei che diverrà la sua amante a un funerale e vede per la prima volta il figlio James al funerale di Fanny; per l’anniversario Fanny regala al giovane medico uno strano talismano: “Un pezzo di vetro dal fondo piatto, con una mosca dentro”. 

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L’intagliatore di noccioli di pesca di Nico Orengo (qlibri)

coverLa vita è storta 

Creazione di Nico Orengo proprio come “La guerra del basilico”, L’intagliatore di noccioli di pesca è Pietro Scullino, professore in pensione che scrive recensioni sul quotidiano locale “La riviera”. A lui è infatti affidata la critica italiana del giornale, che si avvale per la critica straniera dell’affascinante Lilli Longoni-Piva. 

Il professore conduce una vita familiare di sussistenza: la figlia Lucrezia intraprende attività economicamente fallimentari, è separata nella casa dei genitori dal marito Silvio, un creativo senza arte né parte, respinge in modo clamoroso i consigli di lettura del padre (tirandogli in testa i libri della Tamaro e di Baricco). La moglie Margherita, una donna dotata di senso pratico,  vive una pacata relazione con il commercialista Giovanni, che aiuta Lucrezia nell’ennesima impresa: avviare un agriturismo… 

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