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Le recensioni di Bruno Elpis

Né con te né senza di te di Paola Calvetti (qlibri)

coverRagionevoli logaritmi 

Il prologo di Né con te né senza di te di Paola Calvetti è promettente: s’ispira al François Truffaut de La signora della porta accanto. Due amanti vengono infatti ritrovati morti e si tratta di una caso di omicidio-suicidio (“Morire dopo aver fatto l’amore con chi ami: il sogno di noi romantici”). 

Il romanzo ripercorre la relazione tra la scrittrice Vera e l’avvocato Nicola da due visuali alternate nella successione dei capitoli: quella della stessa Vera, quella dell’amico Francesco, architetto che viene interrogato dagli inquirenti per tentare di ricostruire la dinamica del delitto. 

Promettente nelle intenzioni, oltre che nel titolo-traduzione del “Nec tecum, nec sine te vivere possum” di Ovidio, il testo inciampa in una ricostruzione delle possibili cause che disorienta, o forse semplicemente annoia il lettore.

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Gli innocenti di Paola Calvetti (qlibri)

coverEsposti, gettatelli, nocentini 

La storia di due musicisti viene affrontata in tre movimenti da Paola Calvetti ne “Gli innocenti” (“Esposti, gettatelli, nocentini – chiamateci come vi pare, tanto siamo soggetti insignificanti per pittori e musicisti”). 

Nel primo movimento (ALLEGRO) si narrano l’infanzia e l’adolescenza di Jacopo (“Nell’anacronistica gerarchia dell’orchestra io ero l’ultimo tassello, mentre lui era un graduato, il violino di spalla che difende la posizione dell’orchestra con il direttore, braccio destro e punto di riferimento visivo di entrambi”) e Dasha (“Lei era una violoncellista di fila”). Lui è figlio di NN (“Questa fu per quattro secoli fino al 1875 la ruota degli innocenti segreto rifugio di miserie e di colpe alle quali perpetua soccorre quella carità che non serra porte”) e viene adottato, lei è profuga albanese che giunge in Italia nel 1991 dopo la caduta del regime albanese. 

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Il complesso di Telemaco di Massimo Recalcati (qlibri)

coverCosa possiamo fare per ridare speranza a un Telemaco affranto? 

Il complesso di Telemaco di Massimo Recalcati s’interroga sul significato che assume la figura del padre (“La domanda di padre che oggi attraversa il disagio della giovinezza non è una domanda di potere e di disciplina, ma di testimonianza”)  quando il nostro tempo è paragonabile alla notte dei Proci: perché i giovani sono privi di prospettive e di desiderio (“L’esistenza di un nuovo disagio della Civiltà di cui la diffusione epidemica delle nuove forme del sintomo - tossicomania, panico, depressione, dipendenze patologiche, anoressie, bulimie, ecc. - … mette in evidenza una crisi profonda del processo della filiazione simbolica”), perché l’epoca attuale mortifica gli ideali (“In alternativa all’uomo ideologico del Novecento… ciò che lo muove non sono più le grandi passioni ideali, ma la spinta compulsiva del godimento mortale”), le passioni e i rapporti interpersonali, mentre l’ego assurge a totem (“Nuove etnie monosintomatiche delle anoressiche, dei depressi, dei panicati, dei tossicomani, ciascuna radunata intorno alla propria insegna feticistica”). 

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Il drago di carta di Simone Pozzati e Valeria Cerilli (i-libri)

coverIl drago di carta prende vita grazie al sogno di una “ragazza dai capelli di corallo”, e soprattutto grazie alla narrazione di Simone Pozzati e alle illustrazioni di Valeria Cerilli (qui ne trovato un piccolo campionario). 

La dimensione fantastica (“Stava su un letto di nuvole Jim, insieme al suo drago di carta Graf. Facevano delle acrobazie in mezzo al cielo di fantasia.”) sorregge la storia, insieme alla dialettica continua tra essere umano e creatura fantastica (“Il drago aveva già le ali e sapeva sputare fuoco. Il bambino non sapeva volare e usava il letto come astronave per raggiungere le stelle.”): due esistenze che richiedono l’una il fondamento dell’altra, in una relazione creativa che si aggiorna e muta con il passare del tempo. 

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