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Le recensioni di Bruno Elpis

I cavalieri della grande laguna di Fulco Pratesi (qlibri)

Il libro “I cavalieri della grande laguna” di Fulco Pratesi è stato pubblicato nel 1979 ed è una storia nata sulla scia dell’entusiasmo dell’autore per un fatto di grande portata ecologica: il ritorno del cavaliere d’Italia, elegante trampoliere, nella laguna di Orbetello (“Un’emozione difficile da descriversi. Dopo cento anni il cavaliere era tornato”).
In questo libro ho voluto raccontare, in forma romanzata ma basata su più di un decennio di osservazioni dal vero, l’epopea del primo stormo di cavalieri, seguendolo dalla partenza dalla Spagna fino all’arrivo nel grande lago centrafricano ove questi uccelli trascorrono l’inverno.”

 

L’avventura della squadriglia, che ha Durante come capobranco, si svolge - nello spazio - tra Spagna, Italia e Africa e - nel tempo - attraverso le stagioni della cova, della nascita dei piccoli e della migrazione.
I protagonisti hanno nomi propri (“Vista… il suo nome, nella complicata etimologia dei cavalieri, era un’abbreviazione del lungo vista-la-volpe-diede-l’allarme-al-gruppo”) che li definiscono (“Quando, quando-piove-è-tutto-contento”) per un particolare fisico (“Zampa, un maschio nato con una zampa sola”) o caratteriale (“Salina, una femmina che sosteneva che nelle saline si poteva benissimo nidificare, malgrado il parere di tutti”), possiedono un forte senso della coppia (“Durante e Sette, Coccodrillo, Pittima e Piuttosto, Quando e Salina, Vongola e Stecco…”) e della comunità (“Ma certo esisteva un legame occulto e potente tra i componenti dello stormo in volo di migrazione”), interagiscono con le altre specie di volatili ( che siano “pernici di mare, pettegole, corrieri piccoli, fratini” o stormi “dei piovanelli, dei gambecchi e dei combattenti”), partecipano ai concerti della natura (“Tutta la notte in cielo erano risuonati i richiami dei chiurli e delle pivieresse, la luna aveva fatto da sfondo alle sagome rapide e compatte dei germani, dei fischioni, delle marzaiole”), ragionano secondo schemi antropomorfi, ma sempre dal punto di vista dell’animale: così i fucili sono “bastoni di tuono”, i proiettili sono “semi di morte”, la stagione della caccia è “la grande strage”, le case sono le “tane degli uomini”, le barche “i tronchi vuoti” e il mezzogiorno è “ombra corta”. 

aironi

L’uomo è sempre visto con terrore, anche quando compie azioni innocue come infilare gli anelli di riconoscimento sulle zampette degli uccelli. Il bipede che maneggia strumenti di morte è infatti più temuto della volpe, dei ratti, dei falchi , di tutti i predatori (“la terribile albanella minore, un grande falco dei canneti… Il rapace in caccia planava ad ali aperte sfiorando i culmi delle canne…”) che agiscono per la “Grande Legge”: un ordinamento spesso crudele, al quale tuttavia i cavalieri obbediscono riconoscendo la portata universale e sostanzialmente benefica della mano invisibile della Natura sull’evoluzione della specie. 

Un libro da leggere, gustando la libertà e la bellezza dei cavalieri d’Italia (“I trampolieri avevano dormito, la testa sotto l’ala, una zampa bloccata in posizione verticale…”) e parteggiando per le loro sorti, contro le azioni esecrande dell’uomo… 

Bruno Elpis 

Come sempre, il commento viene riportato tra le recensioni di www.brunoelpis.it con alcune foto dei cavalieri d’Italia e aironi, i miei biglietti augurali ai q-amici: per un 2015 ricco di felicità e libertà. Questo commento è dedicato a Marina, l’amica che mi ha regalato il libro, spigolando sulle bancarelle di Milano… 

http://www.qlibri.it/recensioni/romanzi-narrativa-italiana/discussions/review/id:46796/