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Le recensioni di Bruno Elpis

La rosa tatuata di Tennessee Williams (qlibri)

Rosa, rosae, rosae… 

Tennessee Williams e Anna Magnani

La sarta Serafina Delle Rose è devota e fedele a Rosario, il marito camionista che “arrotonda” facendo il corriere della droga (“Questa notte lo fa per l’ultima volta! Domani smette di portare la roba dei fratelli Romano!”). Ma il marito ha un’amante: Estella Hohengarten, che si rivolge proprio a Serafina perché le confezioni una camicia di seta per l’uomo che ama; Serafina ovviamente ignora che la donna è l'amante del marito. Rosario ha origliato e  insegue Estella con il camion: sbanda, il camion s’incendia e Rosario perisce. Serafina si trincera nel  dolore e impedisce alla figlia Rosa di avere un rapporto sereno con il ragazzo del quale è innamorata.

Quando Serafina scopre tutta la verità sul marito, in un primo tempo si rifiuta di credere, poi lentamente cede al corteggiamento di Alvaro Mangiacavallo, anche lui emigrante siciliano e camionista come Rosario (“Alvaro scende dall’argine. Ha circa ventisette anni, è bruno e molto attraente. E’ un tipo mediterraneo di quelli che sembrano lucidi torelli.”). Convintasi dell’infedeltà del marito, Serafina fa a pezzi l'urna con le ceneri e accorda maggior libertà alla figlia: la donna si sta finalmente liberando del suo passato e dei pregiudizi…

Tennessee Williams scrisse questo dramma appositamente per Anna Magnani, che però non conosceva l'inglese al punto di potersi esibire in teatro. Il drammaturgo cedette allora i diritti per la realizzazione di un film, del quale fu sceneggiatore. Al fianco di Burt Lancaster, la bravissima attrice italiana vinse l’Oscar nel 1955 come miglior attrice protagonista.

Tennessee Williams e Anna Magnani

LA COMMEDIA DEI CLICHE’ SUGLI ITALIANI

Come viene rilevato nella prefazione, la pièce è “pericolosamente basata, ai nostri occhi, sul cliché dei nostri connazionali come appaiono agli stranieri, ossia estroversi, rumorosi, superstiziosi, pittoreschi…”
Qualche esempio?
Gli italiani sono rozzi: “Al paese loro abitano nelle caverne sui colli e chi comanda sono i banditi”.
Superstiziosi. Serafina dice di una vicina che è una strega: “Ha un occhio bianco e tutte le dita storte”. La figlia le fa notare: “Ha una cataratta, mamma, e le dita sono storte perché ha l’artrite!”
Legati a tradizioni spesso assurde. Come quella che impone di portare il lutto sine die: “Da tre anni sta davanti alla macchina da cucire e non si mette mai un vestito e non esce di casa…
Bigotti: “Questa è una casa cattolica.
Retrivi: “Noi siamo siciliani. Non lasciamo le ragazze sole coi ragazzi con cui non sono fidanzate!”
Sessualmente aitanti e focosi: “Quando penso agli uomini, io penso a mio marito. Mio marito era siciliano… abbiamo fatto l’amore ogni notte della settimana senza saltarne nemmeno una…”
Fedeli ai limiti della cecità: “A me basta ricordare l’amore di un uomo che è stato mio… solo mio!”
E poteva mancare questo luogo comune su di noi? “Io non mi chiamo Maccheroni”. “Va bene, Spaghetti”.

La rosa tatuata

ROSA, ROSAE, ROSAE…
In questa pièce il simbolismo di Tennesse Williams è affidato alla rosa.
Rosario è il marito di Serafina, Rosa la figlia, Delle Rose il cognome.
Rosario ha una rosa tatuata sul petto e il suo tatuaggio è contagioso come una malattia: “Lui aveva una rosa tatuata sul petto, quel balordo, e Estelle… se n’è fatta tatuare una uguale anche lei.
la rosa tatuataIl tatuaggio del marito ricorre nelle suggestioni di Serafina: “Mi sono guardata il petto nudo e ci ho visto sopra la rosa tatuata di mio marito, addosso a me, sul mio petto, il suo tatuaggio”.
Rosa è il colore del tessuto della camicia da realizzare: “Le portai la seta color di rosa per fargli una camicia”.
Il pretendente della figlia, il marinaio Jack, per ingraziarsi  Serafina le fa un omaggio: “Spero che le rose le piacciano come piacciono a me”.
Le rose sono anche un vezzo: “E certe volte mi mettevo perfino… una rosa nei capelli…
E un profumo: “Avete… olio di rose… nei capelli…”
E una metafora: “Il tempo delle rose è sempre, per tutti! La rosa è il cuore del mondo…”
Il contagio della rosa si estende prima ad Alvaro, che si fa tatuare il fiore sul petto, poi – in circolarità – si chiude con Serafina: “Proprio ora ho sentito di nuovo sul petto il bruciore della rosa. So cosa vuol dire…”

Bruno Elpis 

http://www.qlibri.it/recensioni/arte-e-spettacolo/discussions/review/id:37602/

la rosa tatuata