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Le recensioni di Bruno Elpis

La vita segreta degli scrittori di Guillaume Musso (i-libri)

coverGuillaume Musso svela quale sia La vita segreta degli scrittori in questo suo ultimo romanzo, che combina gli elementi del thriller (“Un’isola del Mediterraneo paralizzata da un blocco navale, il cadavere congelato di una giovane donna, un celebre scrittore recluso in casa da circa vent’anni”) e riflessioni su natura (“Il mestiere dello scrittore fa apparire quello del fantino un’attività stabile – John Steinbeck”), funzione (“Si coltiva l’illusione di essere un demiurgo e di poter raddrizzare in qualche modo la realtà”) e valore dell’arte della scrittura. 

Il giovane Raphaël approda sull’isola di Beaumont con un lavoro precario (“La Rose Écarlate, la piccola libreria dell’isola, cercava un impiegato”) e un sogno nel cassetto: quello di ottenere un parere critico sul suo romanzo (“La timidezza delle cime… era stato rifiutato da una decina di case editrici”) da Nathan Fawles (“E qualcosa mi diceva che, se fossi stato capace di penetrare il mistero di Nathan Fawles, sarei anche riuscito a realizzare il mio sogno di pubblicare un libro”), celebre scrittore che vive isolato (“Si chiama effetto Streisand: più si cerca di nascondere qualcosa, più si attira la curiosità su ciò che si vuole dissimulare”) nella villa a strapiombo sulla falesia e misantropo (“Le consiglio vivamente di rinunciare all’idea: è il miglior modo per non prendersi una fucilata”) che custodisce il segreto dell’interruzione della creatività (“Perché Nathan Fawles, a soli trentacinque anni e al vertice del successo, ha scelto di autoesiliarsi dal mondo?”) contro ogni intrusione di ammiratori (“Come sosteneva Margaret Atwood, penso che voler incontrare uno scrittore perché si ama un suo libro sia come voler incontrare un’oca perché si ama il foie gras”) e curiosi. 

Sull’isola giunge anche Mathilde Monney (“Sto cercando informazioni su una paziente della Maison des Adolescents. Una ragazza che pare abbia partecipato a uno dei miei laboratori”), che contatta Nathan forse per carpirgli un’intervista, forse per indagare sull’eccidio della famiglia di un medico impegnato nel sociale. Ma un omicidio crudele (“Una donna è stata torturata a morte e poi inchiodata all’Immortale”) scuote la quiete di Beaumont… 

L’ambientazione dell’isola - una sorta di Porquerolles ricreata dalla fantasia di Musso – è suggestiva; i colpi di scena (“Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari – Anton Cechov”) si susseguono sino al finale che alterna rivelazioni a venature di horror (“L’inferno è vuoto, e tutti i diavoli sono qui – William Shakespeare”). 

Interessanti gli spunti letterari che sgorgano dalla doppia identificazione di Musso sia nell’esordiente Raphaël (“L’essenziale è la linfa che irrora la tua storia. La sostanza che deve possederti e percorrerti come una corrente elettrica. Che deve bruciarti le vene, affinché tu non possa fare altro se non andare fino in fondo al romanzo, come se ne dipendesse la tua stessa vita. È questo, scrivere. Sarà questo a far sì che il tuo lettore si senta catturato, sommerso, disposto a perdere ogni suo punto di riferimento per lasciarsi inghiottire come lo sei stato tu”), sia nell’affermato Nathan (“In cosa consiste un buon romanzo? In primo luogo nel creare personaggi che suscitino l’amore e la simpatia dei lettori. E in secondo luogo nel farli morire, ferendo così la sensibilità dei lettori medesimi. Solo in questo modo il vostro romanzo verrà ricordato per sempre. – John Irving”). 

Bruno Elpis 

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